Corso di frittura creativa a cura dell’esimio profrittor Robert A. A. Frickerton. PRIMA LEZIONE: STORIA E FILOSOFIA DELLA FRITTURA

Cari studenti e care studentesse, cari discepoli e care discepole, innanzitutto vi chiedo scusa per il ritardo, ma si sa, in ambito universitario è concesso il famoso “quarto di secolo accademico”.

Sono stato molto occupato nella giornata di ieri a causa del mio arcinemico, il perfido dottor Raymond D. Thesis, un personaggio alquanto oscuro e arrogante, mediocre pensatore, scrittore dalla prosa lenta e macchinosa, che ahimè ci accompagnerà almeno fino a luglio. Il malefico dottore mi costringe, infatti, a scrivere per lui pagine e pagine di inutili vicende che, a suo dire, mi permetteranno un giorno di acquisire un pezzo di carta bollato e pure un po’ sciatto ed entrare nel favoloso mondo del lavoro di questo povero paese delle banane.

Ma io ci credo poco, che volete, sono diffidente di natura. E alle banane dico no.

Suvvia, ora cominciamo, che già s’è fatto tardi.

 

La friture c’est désagrément

Che seccatura la frittura

(Voltaire, con il suo consueto umorismo da briccone)

INTRODUZIONE

Prima di introdurvi ai segreti della frittura creativa credo sia d’obbligo illustrare il percorso storico e filosofico che ha portato la società moderna a individuare nella frittura la base fondante della nostra civiltà.

Perché la frittura?

La frittura come diritto inalienabile dell’uomo è sancita già nella Costituzione Americana del 1787. Un principio in seguito ripreso durante la Rivoluzione Francese e applicato principalmente alle patate, non senza una serie di polemiche che fecero saltare un po’ di teste (ma per dire, mica per davvero). Per questo motivo le patatine fritte sono universalmente conosciute come French Fries. Il diritto alla ricerca della felicità, contributo di Thomas Jefferson alla Dichiarazione d’Indipendenza delle colonie americane, riconosceva invece la libertà di friggere qualsiasi cosa. D’altronde se uno trova la felicità nel friggersi le scarpe non vedo perché dovrebbe essere ostacolato. Partendo dal principio della fisica secondo il quale nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si frigge, abbiamo avuto nella Storia vari esempi di notevole importanza: le uova fritte, il pollo fritto, le cotolette fritte, i peperoni fritti, gli anelli di cipolla fritti, gli gnocchi fritti, il baccalà fritto, le alici fritte, il fritto misto, il pane fritto (frittelle), i fiori di zucca fritti, le zeppole fritte, le zucchine fritte, la frittata (di questa parleremo in un capitolo più avanti) e Folco Quilici.

Le rivoluzioni hanno portato un contributo fondamentale nello stimolo verso una maggiore consapevolezza dei diritti naturali dell’uomo. Per la prima volta infatti, il diritto alla frittura veniva trascritto su una carta che allontanava il libero arbitrio dai fornelli.

Frigere aude!

(Immanuel Kant)

Il merito dell’uscita dall’oscurantismo medioevale in fatto di tolleranza e libertà va però riconosciuto all’opera dei filosofi illuministi del XVIII secolo.

Sappiamo che per Immanuel Kant (filosofo e cameraman di Teleroma 56) virtù e felicità costituiscono insieme in una persona il sommo bene. La felicità, se corrisposta con la giusta quantità di moralità, coincide con il sommo bene di tutto il mondo. Dunque possiamo dedurne che trovando la felicità nel friggere, l’uomo virtuoso compie non solo il completamente di se stesso, ma anche quello di una società possibile. Nessuno può costringere un altro uomo a friggere secondo una regola a lui sconosciuta, ma ognuno può ricercare il modo di friggere più adatto alle proprie esigenze purché non leda la libertà alla frittura degli altri.

Insieme al diritto alla vita, la conquista del diritto alla frittura non è stata conseguita così facilmente come oggi potremmo pensare. Siamo abituati infatti a credere che appartenga all’uomo nel momento stesso della sua nascita, ma dobbiamo considerare che allora non eravamo ancora giunti alle conquiste moderne di McDonald, Burger King o Kahuna Burger, che oggi garantiscono a ogni essere umano, in qualsiasi parte del mondo si trovi, il diritto a immergere una patata nell’olio sfrigolante. Le catene di fast food con il loro prezioso contributo umanitario hanno permesso a chiunque di adoperarsi per il bene comune, ma la guerra contro la mancanza di fritto è ancora lontana dall’esser vinta, e nonostante i notevoli progressi c’è ancora tanto lavoro da fare.

ETICA E FRITTURA

La frittura è etica. La frittura in quanto tale non può prescindere dai percorsi della ragione.

Dati questi fondamenti è possibile affermare che la frittura, universalmente riconosciuta come giusta in ogni momento e in ogni situazione umana, senza possibilità di smentita, è da considerarsi morale?

Si, secondo Kant (filosofo e apicoltore).

È un imperativo categorico. La frittura diventa allora vincolante per la morale di tutti gli uomini, e una sua mancata applicazione significherebbe azione immorale.

Attenzione però, applicare l’imperativo categorico alla frittura non è da intendersi come l’applicazione di una forzatura, bensì come lo spontaneo aderire a una legge razionale che l’uomo stesso ha formulato per mezzo della propria ragione.

Cosa ne deduciamo?

Ne deduciamo che la frittura è giusta a priori, nella misura in cui diviene comportamento derivante da un procedimento razionale dell’uomo, in altre parole da quanto dettato dalla ragione.

Estensione di Frickerton: il bisogno di agire friggendo deriva da un bisogno naturale dell’uomo.

L’ASSOLUTO IN PADELLA

Ontologicamente se la frittura è attività divina è anche attività perfetta, essa non può esistere solo nella mente ma anche nella realtà, benché essa sia metafisica e quindi indimostrabile razionalmente, a meno che non si voglia fare il giuoco dello scetticismo.

Certo è che non si può pensare alla frittura come vetta più alta della ricerca intellettuale dell’uomo senza postularne l’esistenza.

STURM UND KARTOFFEL

Il Romanticismo si pone in aperta contrapposizione con l’idea illuministica della frittura, in quanto essa non ha saputo dare una spiegazione completa della frittura.

I Romantici si affidano così all’irrazionale dopo il fallimento della razionalità degli illuministi. La frittura si fa sognante, inquietante, guidata dai sentimenti e dalle emozioni.

Nel 1829 l’attributo romantico si estende dalla frittura a molti fenomeni collaterali, a testimoniare il successo della nuova concezione di stampo romantico, “fritto” entra nel gergo delle arti visive, delle sarte, delle modiste e persino dei cuochi, eh, e chi se lo sarebbe mai aspettato.

Ora, un po’ di termini a casaccio:

sublime: secondo i romantici, il fritto genera nell’uomo un senso di terrore e impotenza, definito appunto sublime. La sensazione giunge quando, dopo essere entrati nella cucina ove si stagliano padelle a perdita d’occhio, i costosi abiti che si indossano rimangono intaccati dai fumi del fritto. Dopo il piacevole stordimento iniziale avvertito fisicamente anche dal fenomeno che Schiller chiama “acquolina nella bocca” e che viene spesso rappresentato nei famosi dipinti di Tom & Jerry dell’epoca, sopraggiunge il senso di terrore, precisamente nell’istante  in cui ci si accorge di avere indosso i vestiti per l’appuntamento importante al quale bisogna recarsi e si è anche in un imbarazzante ritardo.

Il senso di impotenza, misto a disorientamento e angoscia, aggredisce l’uomo portandolo nell’indecisione se spaccare tutto o afflosciarsi sul divano più vicino piangendo silenziosamente. In alcuni soggetti si può arrivare a stati di allucinazione in preda ad estasi da sfinimento e visioni fantasmagoriche.

Sehnsucht: traducibile dal tedesco come desiderio del desiderio o male del desiderio. È la diretta conseguenza di quanto sperimenta l’uomo nei confronti della frittura, un senso di continua inquietudine e struggente tensione, un sentimento che affligge il soggetto e lo spinge a oltrepassare i limiti della realtà terrena. Allo stesso tempo l’uomo che si prepara a uscire di casa per recarsi all’appuntamento di cui sopra è respinto e attratto dall’odore di supplì, arancini e cotolette che la nonna gli sta preparando.

PATACCHE D’OLIO E LETTERATURA, SONO MAI ANDATE D’ACCORDO?

Nella produzione letteraria ispirata dalle patacche d’olio sulla carta si sviluppano due correnti: la corrente soggettiva, che concepisce la frittura come una delle più alte espressioni di spirito, di fantasia, di sentimento dell’uomo, espressione spontanea degli ideali dell’artista. Costui dà voce all’inquietudine e all’insoddisfazione dello spirito umano, al contrasto tra reale e ideale, tra finito e infinito che dilaniano il suo cuore. La frittura è fonte di introspezione, scavo interiore, analisi degli stati d’animo dell’autore che sono universali e accomunano tutti gli uomini. La corrente oggettiva, concepisce la frittura come rappresentazione di una realtà lirico sociale; vuole rappresentare il vero esteriore, la vita e gli ideali degli uomini di un preciso tempo e luogo.

BELLA DI PADELLA

La teoria di Schiller sull’anima bella è elaborata nel saggio Bella di padella del 1793. Per il filosofo (ed elettrauto) il doppio aspetto dell’uomo è evidenziato da un lato per la sensibilità del mondo fenomenico e dall’altro per la libertà come soggetto morale.

Bella di padella si può conciliare tramite la percezione della bellezza in un comportamento spontaneo e naturale. La frittura può quindi armonizzare sensibilità e dovere morale tramite la grazia. Si può friggere con grazia spontaneamente e senza fatica, altrimenti è possibile sostituire la grazia con la dignità tramite il sentimento del bello.

ARIA FRITTA

Anche il linguaggio è rimasto profondamente influenzato dalla cultura della frittura, il gergo giovanile primo tra tutti è quello che ne ha assorbito maggiormente la terminologia coniando espressioni idiomatiche ormai entrate a far parte del sapere comune e della vulgata quotidiana. P. e. “ehi amico ti sei per caso fritto il cervello?” o “moooh, sta roba ti frigge la testa”, ma forse non erano così. Non sono io l’esperto di materia iuvenilis d’altronde, l’ultima volta che ho frequentato una discoteca il dj manovrava un grammofono a vapore, e c’era solo un ballo, gli altri non si conoscevano. Probabilmente si, sono un vecchio bacucco, ma questo non deve fare di me un bersaglio delle vostre palline di carta attaccate con lo sputo e lanciate con la penna bic.

Il maggior contributo della frittura nella lingua, dicevamo, è stato finora in termini di prestiti lessicali.

CONTINUA…

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