Kramfall Krünett è morto (e la zuppa di cipolle è servita) TERZA PUNTATA

III

Sandy stava fluttuando, leggera come una foglia, nel buio della notte. Poteva respirare l’aria fresca dell’estate, profumata di fiori, pura, rigenerante.

Approdava su una nave che solcava le nuvole; l’imbarcazione, fiabesca nelle sue forme e nella sua immensità, non aveva bisogno di remi, vele o motori, la sua energia derivava direttamente dalla luce delle stelle che in quella notte meravigliosa splendevano come mai avevano fatto.

Sul ponte della nave il capitano dai lunghi capelli corvini dominava per la sua prestanza, Sandy ne fu immediatamente colpita.

Gli occhi vigili del signore della notte fissavano l’abisso che si stendeva a perdita d’occhio di fronte la prua.

-E’ incredibile, vero capitano? E’ tutto così incantevole stasera- disse Sandy alle sue spalle.

L’uomo si voltò, scrutò i suoi occhi lucidi, poteva sentire la profondo ammirazione che aveva spinto la ragazza a seguirlo fino ai confini dell’universo.

Sandy non riusciva a staccare il suo sguardo, provò a tendere una mano tremante verso il suo uomo.

Il capitano rimase impassibile, e dopo qualche secondo interminabile riuscì a parlare, con la voce tradita dall’emozione.

-Sandy…-

-Si? – disse sognante la ragazza.

Il capitano estrasse velocemente un campanaccio da sotto il giaccone graduato e iniziò a sferragliarlo davanti agli occhi increduli di lei.

Il suono orribile di quell’aggeggio arrugginito era insopportabile, e il capitano sembrò non curarsene. Avanti e indietro, su e giù, la campana rompeva il silenzio magico della notte.

-Ma che diavolo stai facendo?- urlò Sandy.

E il fiero capitano, per tutta risposta, muggì.

Sandy aprì gli occhi, un rumore sordo e fastidioso l’aveva svegliata bruscamente.

– Dannazione, che mal di testa…- sibilò con voce gracchiante. Si sentiva il palato arso dalle fiamme, come quelle che uscivano dalla cucina di sua nonna ogni festività, quando la sua famiglia si riuniva a pranzo per festeggiare il giorno più atteso dell’anno con un buon manicaretto. Se lo ricordava bene, suo padre, mentre cercava di spegnere sia la cucina che la nonna che si rotolava per terra.

-Vecchia matta- pensò Sandy scuotendo la testa – ogni volta si intrufolava in cucina pensando di essere libera solo perché era un giorno di festa-.

Cercò di deglutire ma non ci riuscì, uno strano sapore di salsedine le impiastricciava gli angoli della bocca. Quando provò a distendere i muscoli facciali sentì la pelle attaccata liberarsi con uno strappo improvviso.

Dopo molto tentativi quella fastidiosa sensazione diminuì e Sandy poté finalmente ricominciare a pensare alla sua situazione.

Si guardò intorno, l’oscurità copriva gran parte della stanza e la poca luce presente entrava da una finestrella in alto.

-Sembra un oblò, che buffo- disse tra sé. Un altro raggio di luce bianca, appena percettibile, filtrava attraverso una parete della stanza, era poco più di un filo sottilissimo, e colpì la fronte di Sandy.

Si alzò e cercò di togliersi di dosso la polvere.

-Che strani vestiti, non riesco a ricordare nulla… dove mi trovo?-

Allungò la mano in direzione del raggio e si avvicinò, cercando di non colpire i numerosi oggetti e anticaglie che adornavano la stanza, botti di legno, casse, cassapanche, bauli marci, qualcosa doveva essere stato di valore un tempo.

Mentre strisciava nel buio, la stanza si mosse, i mobili scivolarono, una botte rotolò e colpì Sandy su un piede.

-Ma che sta succedendo!- gridò incredula.

Poi la stanza ritornò in posizione orizzontale, mentre un rumore sordo e prolungato andò diminuendo.

Arrivò alla parete e la toccò. Legno!

-Questa stanza è fatta di legno! Tutto è fatto di legno!-

Un fremito le scosse la schiena, avvicinò un occhio alla fessura e guardò fuori.

Una scia di gas bianchissimi sfrecciava a velocità folle, il vento faceva tremare la parete.

-Ecco- si disse –sto sognando, adesso questa stanza si muove anche. Sto viaggiando su una stanza di legno, benissimo! Cosa mi può capitare ora?-

Le varie ipotesi che si presentarono alla mente non erano le più gradevoli, ma in questi casi è sempre meglio ragionare in negativo e cercare di profetizzare le ipotesi più irragionevoli e fantasiose. Quante sono le possibilità che almeno una di queste si riveli esatta?

Una su quattro o cinque miliardi? Due o tre su centomilatrecentouno?

Sandy dovette usare tutta la sua fantasia, sebbene questo termine non avesse molto senso in una dimensione fondamentalmente sciocca.

Ipotesi A: la stanza non è una stanza ma lo stomaco di un enorme pesce che cuoce in un forno ancora più grande.

Questa idea fu immediatamente scartata a causa del suo alto contenuto di stupidità improbabile.

Sandy scosse la testa, poggiò le dita sulle tempie e cercò di sforzarsi il più possibile.

Ipotesi A bis: la stanza non è una stanza ma lo stomaco di un enorm…No! Basta! Già detta!

Ipotesi A tris: la stanza è la stiva di una nave volante di corsari assassini e stupratori e il vapore che sfreccia all’esterno non è altro che uno strato molto denso di nuvole.

Ipotesi B: sono prigioniera di un manipolo di matti criminali e presto entrerà un uomo disgustoso e con lunghi baffi neri unti per portarmi fuori e mostrarmi come trofeo alla sua banda di sgherri.

Ipotesi C: ho commesso un reato, sarò giustiziata presto, la mia mente non ha retto e sono uscita di senno.

Sandy tolse le dita dalle tempie, che nel frattempo per il caldo e l’aria fetida avevano cominciato a pulsare.

Bene, ora le possibilità che tutto questo diventi realtà sono altamente improbabili, pensò la giovane inesperta. La sua ingenuità aveva sempre sortito da filtro contro gli scherzi del caso, che a volte può raggiungere gradi di cinismo veramente alti. Sandy era sempre stata una ragazza poco attenta, fin da bambina aveva preferito basarsi sulla sua immaginazione piuttosto che fare i conti con il reale e per questo non diede mai il giusto peso alle parole del padre che, mentre spegneva la nonna avvolta dalle fiamme, amava ripetere sempre:

“Ricorda bambina mia… ricorda sempre una cosa importantissima! Non la dimenticare mai! Tienila sempre a mente, mi raccomando, un giorno potrà salvarti la vita, ricorda che…”

Poi a quel punto lingue di fuoco si innalzavano violente e possenti dalla nonna e il padre non riusciva mai a terminare la frase.

“Se solo fosse ancora qui con me…”, disse mentre il ricordo si dissolveva e si mischiava tra due ricordi della giovinezza, quello in cui conobbe un tal Rock Monfort, un laido mandrillo di Universo 123.55 che l’aveva prima abbandonata e poi sedotta, e quello in cui tentò di lavorare in una casa editrice di Universo 89.000.

Il ricordo della sua giovinezza prese a spintoni quello del padre e della nonna facendolo cadere in un fosso della mente, nella sua testa pensieri pieni di rimorsi si fecero avanti con prepotenza.

CONTINUA (NON SI SA QUANDO)…

 

 

Annunci

5 pensieri su “Kramfall Krünett è morto (e la zuppa di cipolle è servita) TERZA PUNTATA

    • interessante, potrei prenderla in seria considerazione, potrei fare di più, potrei citarla come autrice di questa immane boiata fantascementifica, ma che dico, troppo poco, potrei fare molto di più, potrei chiedere la sua mano.
      Pensi a come starebbe bene con un uncino applicato sul moncherino, stupirebbe per classe e portamento in facoltà. Incuterebbe anche un certo nonsochè di autoritario. Sarebbe una donna affascinante, moderna, emancipata e virtuosa. Il terrore dei galeoni spagnoli.

      • faccia faccia, faccia pure con comodo eh
        però senta, di mano, le concedo la destra, ché la sinistra l’avevo già impegnata con qualcuno. Mi pare.
        O forse no? mha !
        comunque si, incuterei tantissimo terrore&fascino, molto più di ora. Ciò potrebbe essere per me un bieco vantaggio da non sottovalutare ! Ci sto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...