Kramfall Krünett è morto (e la zuppa di cipolle è servita) QUARTA PUNTATA

Bene care amiche e amici amanti della Monarchia, cerchiamo di riprendere un pò questa avventura dove l’avevamo lasciata, che sia di buon auspicio anche per questa sgangherata Rivista di Demenza, alle prese con tutti i gravi problemi dell’esistenza: le zanzare e i vecchi sul tram. E anche sotto l’attacco del perfido Raymond D. Thesis. Ciancio alle bande ora e gridiamo tutti insieme “Avanti, Savoia!”.

Avevamo lasciato Sandy chiusa in una strana cella nel bel mezzo dei suoi deliri. Nell’attesa che rinsavisca (sarà una lunga attesa) proviamo a raccontare qualcosina in più sul suo passato.

Avvertenza: questa puntata va letta con un sottofondo musicale, questo: http://www.youtube.com/watch?v=XVcD5NoNoFM (UN GIORNO MI INSEGNERETE COME METTERE I LINK)

Intermezzo

Universo 89.000

Molti anni prima…

“Sandy!”, gridò Yarno Ametteo dal suo ufficio, “vieni qui, immediatamente!”

Sandy si alzò dalla sua scrivania posta accanto all’ingresso e schizzò come una furia verso il corridoio che portava alla stanza del direttore e proprietario della Craculon & Figlio Scemo, la casa editrice che Yarno aveva ereditato da suo padre Craculon VIII quando questo aveva intrapreso un viaggio nella famosa e famigerata dimensione spazio-temporale di Universo 0, dove si diceva che a ogni essere vivente e non vivente (anche loro ne avevano il diritto) fosse permesso di esprimere un solo desiderio e questo si sarebbe subito avverato. Il portale di ingresso era stato da tempo sigillato dalle autorità competenti e dal governo centrale di tutti gli Universi per scongiurare il pericolo di un desiderio così devastante da annullare tutto il creato, ma Craculon, uomo risoluto, temerario e preceduto da una fama così prestigiosa da incutere rispetto incondizionato, non si era fatto spaventare da queste sciocchezze. Credendo di possedere il totale controllo della sua mente, ottenuto dopo un corso serale alla Scuola del Pensiero Impensabile del maestro Yhar Ottenebratus con tanto di diploma e pizza in compagnia a fine corso con tutti i diplomati, salutò la moglie, preparò lo spazzolino da denti e affidò la sua casa dei libri al figlio Yarno Ametteo, non prima però di aver fatto aggiungere l’inglorioso epiteto di “Scemo” per mettere a tacere qualsiasi dubbio nelle eventuali scelte editoriali del suo unico figlio fino al suo ritorno. Nessuno seppe cosa Craculon volesse veramente chiedere alla forza oscura che governava Universo 0, si sapeva solo che qualunque cosa fosse stata Yarno non ne avrebbe giovato di certo. Ma erano passati due anni e Craculon ancora non aveva fatto ritorno, come la maggior parte degli avventurieri, predatori, sognatori e romantici che si erano fatti avanti per vincere la sfida di Universo 0. L’enorme massa di energia sconosciuta che si celava al suo interno avrebbe premiato solo i più meritevoli e poneva gli arditi che tentavano la sorte di fronte a prove così complicate da poter scagliare anche le menti più forti e preparate sulla stella più vicina, abbrustolirle, metterci due pomodori sopra e rispedirle ai legittimi proprietari con tanto di conto eccessivamente salato. Finora nessuno era mai tornato indietro per raccontare la propria storia. Solo una volta, un sasso proveniente da Universo 10-3 aveva fatto ritorno, ma nessuno era disposto a dargli un centesimo e la sua storia non fu creduta da nessuno. Il sasso fu scambiato per un povero sasso pazzo e rinchiuso in un manicomio per sassi per molti anni, quando ne uscì scoprì che nel frattempo la moglie si era risposata e le sue proprietà erano state confiscate per alcuni debiti di gioco non pagati. Il sasso morì in povertà e solitudine e nell’indifferenza della gente si perse il suo ricordo e quello della sua incredibile storia. Craculon fu dato per disperso, forse sperduto su qualche asteroide con due pomodori al posto del cervello a contemplare un conto spropositato. Così rimasero in due a gestire quella grande impresa: Yarno, un bravo ragazzo dai capelli biondi che non aveva la più pallida idea di come si mandasse avanti una casa editrice, e l’allegra Sandy, una ragazza giovane e bella che di gestione ne sapeva un accidente.

Nell’ampio ufficio della Craculon quella mattina, Sandy e Yarno, si erano presentati in orario, e come tutte le mattine si erano chiesti che cosa ci facessero là dentro. Poi il gioco più divertente dell’estate, il ping pong senza pallina, ebbe il sopravvento e le ansie svanirono come le idee di un buon scrittore al risveglio dopo una sbronza colossale.

Sandy percorse il corridoio in due secondi netti e fu davanti la porta dell’ufficio di Yarno. “Mi hai chiamata?”, disse sistemandosi i capelli che non ne volevano sapere di assumere una forma ordinata e stabile.

“Si, ti ho chiamata”, rispose Yarno alzando lo sguardo dalle numerose carte presenti sul suo tavolo. Yarno Ametteo il biondo la guardò, e fu colpito come ogni giorno dalla bellezza di quella donna e della sua anarchica chioma che lottava per sovvertire l’ordine costituito dei capelli e ottenere la tanta sospirata libertà di essere scompigliati. Yarno emise un sospiro, benché fosse da tempo innamorato di quella splendida stramboide, non aveva mai trovato il coraggio per farsi avanti e rivelarsi.

“Lo sapevi che inizialmente mio padre voleva lasciare la casa editrice al suo spazzolino da denti preferito?” Sandy capì che la guerra scatenata contro i capelli non avrebbe mai avuto esito positivo se combattuta sul campo con i metodi tradizionali, avrebbe dovuto trovare il modo di ingaggiare una lotta clandestina apprendendo i metodi della guerriglia.

“Ma mi stai a sentire?”, chiese indispettito Yarno.

“Eh? Ah, si, si, certo, ho capito, guarda che ti ascolto, sono d’accordo, era assolutamente il miglior pappagallo azzurro che avessi mai avuto, mi dispiace che ne sia andato, ma sono sicura che ne troverai un altro uguale”

Yarno la guardò, “già”, disse, “era proprio un bell’animale” Con la coda dell’occhio vide la speranza che cercava di scavalcare il parapetto della finestra per lanciarsi di sotto e farla finita una volta per tutte. Per un momento pensò di intervenire per salvarla, stringerla forte a sé, passargli una buona tazza di tè caldo e consolarla, ma poi lasciò fare, un po’ per pigrizia un po’ perché senza speranza si stava anche meglio, dopotutto.

“Beh? Mi hai chiamata solo per questo?”. Le parole di Sandy risvegliarono Yarno dal torpore della visione funerea. “Oh si, si”, rispose Yarno sbattendo più volte le palpebre mentre avvertiva il classico rumore che fa la speranza quando si spalma sul marciapiede dopo un volo di quaranta metri dissolversi nella sua mente. “Bene, allora io torno di là”.

“No! Volevo dire no, non ti ho fatto venire qui solo per questo. Volevo sapere qualcosa sui risultati della nostra ultima pubblicazione”.

“Intendi il romanzo di trentamila pagine di Horos Camillo Spatranacco?”

“Quello”, disse tronfio Yarno appoggiandosi allo schienale della poltrona da dirigente.

“Beh, caro mio, togliti quel sorriso ebete dalla faccia, perché ho brutte notizie da darti”.

Ametteo si levò subito nella posizione numero 3 prevista da “Il manualone del manager”, quella che vuole il presidente avvertire con uno speciale sesto senso il disastro totale e progettare una fuga nell’arco di 2,5 secondi dall’impatto della notizia lasciando tutto nelle mani del vicepresidente con la frase “complimenti per la promozione e buon lavoro”. La precedente edizione de “Il manualone” prevedeva anche una pacca sulla spalla della vittima scelta per essere sacrificata sull’altare del fallimento, ma fu rimossa nell’edizione successiva per via della perdita di 1,2 secondi che tale gesto avrebbe comportato, una perdita assicurata dal 90% dei recenti studi sul fenomeno. La posizione numero 3 prevedeva che il presidente, rintracciato il criptico messaggio “datti alla fuga il prima possibile” nelle frase “ho brutte notizie da darti”, si mettesse immediatamente a sedere ritto sulla poltrona in pelle nera dirigenziale con la bocca spalancata nell’atto di dire “pazzesco, e come è possibile? D’altronde il mondo è fatto a scale, c’è chi scende e c’è chi sale”, successivamente era prevista un’azione per la quale era richiesta una buona conoscenza del linguaggio e delle movenze proprie della recitazione teatrale, ossia l’espressione facciale di assoluta sorpresa nel ricevere la notizia; un buon presidente senza meriti deve sempre saper infondere la convinzione di possedere una mente casta e pura, all’oscuro di tutto il male che c’è nella galassia. Questo per i primi 0,8 secondi, un tempismo che non tutti sanno mantenere, molti novellini sprecano tempo con espressioni facciali troppo complesse o sono troppo lenti nel mettersi dritti sulla poltrona, quando le parole d’ordine dovrebbero essere “semplicità e tempismo”. Secondo “Il manualone” un buon presidente attore si riconosce principalmente in queste virtù. Il record imbattuto apparteneva a un tal Zorno IIVIIX (i numeri romani da quelle parti non avevano alcun valore) di Universo 5,777777777, un’entità che si manifestava sotto forma di energia elettrica, come chiunque in quella dimensione parallela, d’altronde. Nei successivi 2,5 secondi restanti bisognava progettare una fuga sensata. Precisamente in questa qualità Yarno credeva di eccellere.

Senza lasciar a Sandy il tempo di continuare, Yarno il biondo si levò in piedi e in una nuvola di fumo generata da alcune capsule nascoste sotto la sua scrivania pensò di scomparire tra le immortali parole “addio stolti!”, cui faceva seguito una risata abbondante. Quando la nuvola di fumo che aveva infastidito Sandy si dissolse nei condotti di ricambio dell’aria dell’ufficio, Yarno era ancora lì, in piedi, davanti a lei.

“Hai finito?”, disse Sandy.

“Si”, rispose lui timidamente.

“Posso continuare, allora?”. “Certamente”, sibilò Yarno tenendo il capo chino, come un bambino rimproverato dalla madre per una marachella sciocca. Diventò rosso, mentre faceva scivolare “Il manualone del manager” nel cestino affianco.

La disapprovazione di Sandy, in virtù di quello che provava per lei, lo fece vergognare come mai in vita sua. Per coprire l’odore della vergogna azionò l’odorofono, la macchina che emetteva un piacevole effluvio di cotolette con contorno di patatine e anelli di cipolla fritta.

“Non ti piacerà, Yarno, dai un’occhiata tu stesso, forse avremmo dovuto almeno leggerlo prima”. Yarno aprì velocemente il libro di Horos appena pubblicato, sfogliò rapidamente le pagine, lo spalancò in più punti, lo rovesciò, poi con la bocca aperta spostò lo sguardo verso Sandy.

“Che significa tutto questo?”

“Non lo capisci da solo? È tutto bianco! Non c’è scritto niente!”

“Accidenti”, disse Yarno.

“Ci siamo fidati di uno con un nome così strampalato, ora però siamo in rosso”.

“No!”, disse alzandosi in piedi, “so io di chi è la colpa”. Si alzò di scatto e iniziò a rovistare nello sgabuzzino personale. “Che cosa stai cercando?”, chiese Sandy incuriosita. Yarno non rispose, era interessato solo a scavare in mezzo a mille cianfrusaglie, gettandole all’indietro. Un porta papere di gomma andò a finire contro una lampada facendola esplodere. Altri oggetti completamente inutile sfiorarono la testa di Sandy, che alzò gli occhi al cielo.

“Eccola!”, esclamò tutto contento Yarno.

“Una scopa? Vuoi risolvere tutti i nostri problemi con un colpo di ramazza?”.

“No”, disse calmo, “ma qualcuno mi sentirà”.

Corse come un fulmine in fondo al corridoio ed entrò nell’ufficio adiacente al suo. Sandy rimase a guardarlo senza capire, quando improvvisamente iniziò a sentire degli strani versi provenire oltre la porta.

“Che strano”, pensò mentre si dirigeva a dare un’occhiata, “sembrano versi di…”.

Quello che vide oltre la porta di quella stanza alla quale non aveva mai potuto accedere per ordine diretto di Yarno le fece strabuzzare gli occhi, non poteva crederci. Quel matto dalla lunga chioma bionda che sembrava portare una gruccia sotto la giacca per fare le spalle più larghe stava cercando di colpire con la spazzola della scopa una scimmia obesa attaccata con tutte le sue forze al lampadario. La scimmia dal ventre gonfio urlava e si dimenava cercando di schivare i colpi del suo caporedattore. “Scendi immediatamente da lì, traditrice!”, le urlò Ametteo, “mi avevi assicurato che il libro era una bomba! Mi sono fidato di te! Io…”, disse sottolineandolo con la voce,” mi sono fidato!”. La scimmia per tutta risposta lo schiaffeggiò con la lunga coda pelosa. “Orc… come ti permetti? Sei licenziata! Hai capito? Ti rovino la carriera! Hai chiuso!”.

Sandy non aveva mai visto Yarno Ametteo, figlio di Craculon Ametteo VIII, così infuriato e allo stesso tempo così disorientato e confuso, un binomio che gli veniva particolarmente bene, e a dir la verità, si disse da sola, non aveva neanche mai visto una scimmia incaricata di scegliere i successi editoriali dell’anno mentre veniva punzecchiata con una scopa dal capo e proprietario di una delle più grandi case editrici del paese. Ma la fortuna della scimmia rampicante non poteva durare a lungo, il pancione appesantito da giornate intere di ozio, birra e patatine, le si rivoltò contro e, sotto il suo peso, il lampadario che faceva oscillare per evitare i fendenti di scopa d’un tratto venne giù portandosi dietro la sua enorme zavorra pelosa e vari frammenti del soffitto. Un nuvolone di polvere e stucco investì in pieno i due colleghi editori, e anche la scopa, che se ne risentì non poco, sapendo che il compito di pulire tutto sarebbe toccato a lei. Ma questa è la dura vita della ramazza e non interessa a nessuno. Quando il polverone si dissolse, Yarno e Sandy si trovarono a terra, completamente bianchi come lenzuoli e con il viso pallido per la calce, che li faceva somigliare a due morti appena resuscitati. Sandy udì Yarno mentre blaterava nei suoi deliri. “Oh Sandy, stringimi forte, non mi lasciare, io… sono più bravo di quello sciocco spazzolino da denti… oh si…, mmh come sei diversa però…” “Yarno”, replicò Sandy, “guarda che io sono qui”. “Eh?”, urlò Yarno aprendo gli occhi di scatto. Vide la scimmia che gli sorrideva, poi l’irsuto animale gli schioccò un bel bacio sulla fronte e scappò via per i corridoi scimmiando da tutte le parti (il verso tipico delle scimmie di quel luogo dovrebbe corrispondere più o meno all’onomatopeico “Sgnurk Sgnurk Kplo Sgnurk Sgnurk Kplo”). Così mentre Yarno diventava rosso per il doppio imbarazzo e Sandy scoppiava a ridere senza freni, la scopa tossiva stizzita per il gran disordine. Sandy rideva e guardava quel buffo omino portare il broncio seduto a gambe incrociate, Yarno si accorse di essere osservato e ricambiò lo sguardo con una tenerezza inaspettata per lui, aveva sempre cercato di passare per un duro e non per il bambino mai cresciuto che era. Cambiò espressione e si ridestò come se nulla fosse successo, provò a distogliere lo sguardo dalla sua bella quanto scombinata compagna di disavventure ma alla fine tornò a incrociare i suoi occhi con quelli della ragazza, macchie di colore messe in risalto da quel bagno grigio polvere. Abbozzò un sorriso nella sua direzione, poi esplose in una risata, la scimmia fece capolino dalla porta con espressione sorniona, la scopa si rassegnò e si mise accanto a Sandy, mentre i problemi sparivano dissolvendosi in una fresca risata e la tempesta che di lì a poco si sarebbe scatenata sembrava ancora lontana all’orizzonte.

Fu l’ultima volta che Sandy vide il suo amico Yarno.

CONTINUA, SI SPERA, GIOVEDI’ 23…

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7 pensieri su “Kramfall Krünett è morto (e la zuppa di cipolle è servita) QUARTA PUNTATA

  1. ahahaahahah delizioso questo intermezzo
    sarà che ho sempre trovato le risate estremamente romantiche

    Aspetto con ansia la prossima puntata professò ! Mi sto appassionando (e poi quando le cose volgono verso la telenovelas buffa, mi appassiono sempre)

  2. infatti questa storia d’amore mi riempie di felicità, sotto sotto c’è uno scrittore harmony in me. Fatto di peyote però.

    • Ah, pure lei?
      dovremmo fare una specie di associazione a scopo di lucro allora: i ricavati saranno devoluti ai coltivatori sudamericani

      sisisi, riempie di tanta gioia e felicità pure me: continui pure il filone da soap opera psichedelica, io intanto prendo i pop corn eh

      Sua drogatissima,
      signora maria

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