Kramfall Krünett è morto (e la zuppa di cipolle è servita) SESTA PUNTATA

Stavolta la dedica è per Lucia…

Sandy vorrebbe risvegliarsi per la terza volta ma non ci riesce…

Fu condotta con le mani alzate per una rampa di scale, quando arrivò in cima, una porta traballante le si schiuse davanti.

Un altro tamarro, magro, altissimo ma con lo stesso sorriso sdentato, tenne la porta aperta al suo passaggio e a quello del suo carceriere.

Quando uscì all’aria aperta a Sandy parve di ricordare, quello che le si presentava davanti non era un panorama dei più rosei.

Un intero equipaggio di pirati, filibustieri e mercenari le si parava davanti urlando e ridendo.

Le urla parevano tali da scuotere il pavimento di legno e l’albero maestro attorno al quale erano radunati.

Era esattamente quello che aveva pensato poco prima.

Si trovava su una galeone di legno. A duemila metri d’altezza.

La nave sfrecciava attraverso le nubi candide e bianche, passandoci attraverso e spesso occultando la vista a meno di un metro di distanza dalla punta del proprio naso.

“Silenzio!”, gridò l’uomo col pappagallo in tasca.

“Silenzio!”, ripeté il pappagallo.

La ciurma di bifolchi si ammutolì, anche se non erano sicuri a chi dei due dovessero obbedire.

“È giunto il momento di sbarazzarci della causa che ha portato infausta sorte a questo stimabile battello”.

I pirati si guardano tra loro.

“Eh?”, dissero all’unisono.

Il pirata dal linguaggio elegante sbuffò seccato.

“ ‘desso l’ammazziamo”.

“Ahh”, e tirarono un sospiro di sollievo.

“Allora a morte!”, gridò un vecchio dalla barba bianca e un fazzoletto rosso legato al collo.

“A morte! A morte! A morte!”, lo seguirono gli altri.

“Ehi, ehi, ehi, aspettate, ma perché?”, chiese Sandy sentendosi colpevole per qualcosa che non aveva fatto.

Tutti i presenti, pappagallo compreso, fecero un passo indietro profondamente offesi.

“Perché?”, disse a bocca aperta il pirata galante ma puzzone.

“Già”, rispose lei a braccia incrociate e guardandosi attorno, “ perché?”

“Perché? Ma sentitela, ha anche il coraggio di chiedere perché…”, disse il vecchio col fazzoletto prima di mettere una mano sul petto e stramazzare al suolo colto da infarto.

“Non ci sentite per caso? Siete sordi o solo stupidi?”.

“Ora basta!”, gridò il grosso pirata alzando la scimitarra, “questo è troppo!”.

Sandy si raggomitolò per difendersi e nello stesso momento qualcuno gridò dall’alto.

“Fermo!”

Tutti alzarono lo sguardo e si zittirono calando il capo.

Solo Sandy non abbassò gli occhi.

E lo vide.

Un maestoso capitano si ergeva al di sopra delle loro teste oscurando il sole.

I baffi lisci e il cappello con un grande pennacchio nero lo facevano sembrare ancora più affascinante.

Una grande blusa coi bottoni d’avorio e i lustrini luccicanti nascondeva un fisico principesco.

Il capitano della nave scese i gradini che lo separavano dal ponte.

“Presto, muovetevi!”, gridò un giovane pirata tremante a un manipolo dei suoi colleghi. All’istante, prima che il capitano toccasse le tavole di legno, il gruppo di lacchè si buttò uno dopo l’altro ai suoi piedi un attimo prima che posasse gli stivali di pelle, in modo da formare una lunga passerella umana al suo passaggio.

Mentre si avvicinava col suo passo regale, Sandy notò in lui qualcosa che non aveva visto prima. Un certo luccichio, molto forte, partiva dal suo corpo ogni volta che incrociava il passaggio dei raggi di sole.

Sandy capì solo quando il maestoso le fu quasi addosso.

Il capitano era fatto completamente di vetro, e all’interno era cavo, come un vaso sigillato. La luce vi passava attraverso e formava degli splendidi giochi colorati che ai pirati piacevano tanto.

Anche Sandy si dilettò alla visione di cotanta meraviglia.

“Fa lo stesso effetto a tutti”, disse annoiato.

Sandy sbatté le palpebre e lo guardò negli occhi alzando la testa, doveva essere alto almeno il doppio di lei.

“Mi scusi, Sua leggiadria, non volevo mancarle di rispetto”. Disse Sandy mani lungo i fianchi.

“E non hai ancora visto questo”. L’uomo di vetro si aprì di colpo la blusa, in un modo così repentino che Sandy rimase impressionata, non era sicura di quello che avrebbe potuto trovarci sotto, e infatti si impressionò, ma per un motivo leggermente diverso.

“Si, si, puoi ridere”, disse il capitano guardando altrove.

Nell’interno cavo del suo ventre un piccolo roditore, meglio conosciuto come criceto, correva allegro su una ruota.

“Si chiama Corrado, comunque”, disse guardandosi le unghie.

“Oh”, rispose lei.

Il pirata con la spada alzò la testa e si schiarì la gola, “il protocollo, capitano, il protocollo”.

“Oh, si, che scemo…uhm allora, Sandy, Corrado. Corrado, Sandy”

“Simpatico”

“È lui che mi consente di tirare avanti, sai?”, disse con la solita voce annoiata, “se smette di correre, io perdo forza, cado e mi rompo, e non è piacevole, poi qualcuno dovrebbe raccogliermi con una paletta e gettarmi nel cestino, ti sembra un destino degno di un duce?”

“Capitano”, si permise il solito pirata, “volevo dire di presentarsi Lei, Vostra Capitaneria”

“Mpff”

Il capitano puntò il dito verso il suo secondo in comando e nell’arco di tempo di una manciata di secondi le dimensioni del poveretto si ridimensionarono sempre di più, fino a diventare minuscolo.

Il pappagallo, che nel frattempo era uscito dalla tasca, guardò il suo piccolo padrone, poi guardò il capitano.

Un altro gesto del dito di vetro e l’animale crebbe fino a raggiungere le dimensioni del suo ex padrone.

Il pennuto sbalordito quanto felice fece un inchino di ringraziamento e si infilò il cappello, poi mise la scimitarra nel fodero.

“Ora sei il nuovo responsabile di questi buzzurri”, disse il capo.

“Signorsì signore”, obbedì gracchiando.

Detto fatto, prese l’omino di cui era stato servitore e se lo mise in spalla.

Poi il volatile gli puntò una penna contro.

“E non ti azzardare a ripetere quello che dico”.

CONTINUA, CONTINUA…

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