Corso di frittura creativa a cura dell’esimio profrittor Nathan Gelsomino. QUARTA LEZIONE: IL MARS FRITTO DI NEWTON – 1

Cari studenti e care studentesse (fuck yeah! Sono politicamente scorretto! Ho messo gli uomini prima!), come ben sapete durante questo anno accademico abbiamo affrontato e studiato una serie di cazzate micidiali. Io ho anche affrontato e studiato gli atti del mio processo per una condanna per corruzione di giovani, vilipendio all’intelletto, e per aver tentato di estirpare il diavolo dal professore di scienze appiccando fuoco alla sua veste, perché reo a mio dire di aver affrontato l’insegnamento della teoria di Darwin. Purtroppo quel discepolo di Satana è riuscito a farla franca, ma la mia lotta contro l’evoluzionismo non termina certo qua, non sarà un tribunale speciale a fermarmi. Ora però, scusatemi, ma devo andare, un gravoso impegno accademico mi attende: devono farmi alcune foto, finirò sui trattati scientifici come prova vivente della teoria evoluzionista. Ah ah, poveri sciocchi, non sanno cosa li aspetta, stanno facendo entrare la volpe nel pollaio, fingerò di essermi arreso solo per portare il caos all’interno delle loro stupide teorie, insinuerò il germe del disordine, lo streptococco del dubbio, la streptolisina della follia nelle loro menti, il mio metodo è meticoloso, ingegnoso, inarrivabile, ardito, un vero piano machiavellico. Una volta dentro farò un sacco di smorfie di nascosto davanti l’obiettivo.

Ora però vi devo lasciare veramente, sta arrivando mio cugino, il professor Nathan Gelsomino, credo sia giunto il momento di andare oltre. Potete fidarvi di lui, se io sono una prova della teoria dell’evoluzione per la selezione naturale, lui lo è sicuramente per la deriva genetica.

IL MARS FRITTO DI NEWTON – IN 2 PUNTATE

PRIMA PUNTATA

Dunque, se qualcheduno affermasse oggi che la terra è immobile al centro dell’universo, circondata dalle sfere celesti, chiunque lo prenderebbe per matto, folle, arrogante, ignorante, reazionario.

Non certo noi di Gnam, che alla concezione Tolemaica dell’universo ci crediamo. Infatti quel qualcheduno ora è presidente del gruppo editoriale “Trangugia & Divora” che possiede la nostra rivista. Lo abbiamo eletto all’unanimità ieri l’altro, durante una seduta speciale. Nella fattispecie, io, professor Nataniele Nathan Gelsomino, cugino dell’illustre Robert Orso Maria Frickerton, fregiato del titolo Dame Grand Cross of the Order of the British Empire (avevano finito quelli da uomini), sfregiato da un sudamericano ubriaco, sostengo una ricerca ancora più sconvolgente: la storia segreta di Isaac Newton, nobile padre della meccanica classica.

Ebbene, mentre mi accingevo a mettermi le dita nel naso nella noia di una domenica pomeriggio, trovai nella narice sinistra un prezioso manoscritto tutto impolverato, dall’aspetto alquanto antico e probabilmente nascosto da moltissimo tempo, secondo la prova del Carbonio 14 almeno almeno da giovedì scorso, almeno. Quando ebbi lesso non mi crederei ai miei occhi. Infatti avevo bisogno delle scuole serali. Le frequentai per un paio d’anni e finalmente imparai un poco di grammatica, ma purtroppo prima di andarci non sapevo leggere così sbagliai indirizzo ed entrai in una scuola serale per sordi, purtroppo le lezioni erano tutte nel linguaggio dei gesti e così non imparai nulla. Andai allora in una scuola per sordidi, e lì imparai a giocare ad Asso piglia tutto, mi presero tutto, anche i calzoni, ma non mi offesi, d’altronde erano sordidi. Alla fine mi dissero che ciò che ritenevo un documento sconvolgente era solo un ombrello.

Uscii di casa per schiarirmi le idee e riprendermi dalla delusione.

Pioveva. Peccato non aver avuto un ombrello a disposizione.

Buttai il manoscritto nel cestino.

A quei tempi abitavo in Scozia, per questo pioveva molto. In Scozia quando piove è abitudine andare a ubriacarsi, quando non piove invece è uso giocare a chi lancia il sasso più lontano. Dopodichè il vincitore porta tutti in taverna e ci si ubriaca. In quel caso però la pioggia non fa più tanta differenza.

Insomma, ero in Scozia, e feci l’unica cosa che si può fare in Scozia, entrare in un pub e disquisire dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica di Isacco Newton.

Ordinai 27 birre, mi portarono una vasca da bagno e una cannuccia. Per fortuna ne avevo un’altra trovata in metropolitana, non mi fido delle cannucce dei pub, mio cugino mi ha detto che sono le stesse da cui hanno bevuto anche altre persone, le girano e te le danno come nuove. Non si sa mai, non volevo prendere qualche malattia come la gonorrea o il carbonchio. Non una terza volta perlomeno.

Mentre guardavo con sospetto la cameriera e le sue cannucce, addentai un topo che passava di lì furtivo. Stupido, pensavi non ti avessi visto, è da quando sono entrato che ti ho messo gli occhi addosso. Puah, insipido. Non c’è mai da fidarsi della cucina di un pub. Volete un consiglio? Evitate i pub se volete cenare, evitateli. In Scozia ci sono solo pub, ma pochi sanno che si può aggirare questa dittatura culinaria con un metodo conosciuto da tempi remoti da tutti gli esperti viaggiatori: non mangiare.

La cameriera di quella bettola mi guardò; sorrideva l’infingarda. So io cosa stava pensando: “ecco un altro pollo che abbiamo fregato, povera misera marionetta del sistema che beve dalle nostre cannucce, stringiamo la tua vita nel nostro pugno, ti manovriamo ogni volta che la tua sete di birra ti porta sulla nostra strada. E tu pensi di essere il capo, il cliente ha sempre ragione, cameriera un’altra birra, presto. E così pensi di essere il centro del mondo, l’artefice del tuo destino da pub, l’homo faber della pinta. E invece sei solo un pirla spaziale”. Questo pensava. Ma io sono più furbo e così feci finta di essere caduto in trappola, mi finsi solo un altro dei loro burattini caduti in questa oscena recita infinita, poveri ingenui Mangiafuoco, non sono il vostro Pinocchio. Allargai un sorriso in direzione della poverina e alzai la vasca da bagno nella sua direzione. Brindo a te, mostruosa creatura, il mio intelletto vincerà. Il vostro regno del terrore è alla fine, l’umano raziocinio avrà la meglio sui vostri piani di morte. I pub torneranno liberi e pieni di stupidi maschi bianchi. Perchè Noi abbiamo i sentimenti, la voglia di vivere, e nulla ce la toglierà. Tranne un grosso dinosauro, il fantasma di Van Gogh o una pioggia di asteroidi zombi, questi si, ce la toglieranno.

Deglutii con un sorso quattro delle ventisette birre.

La cameriera voltò le spalle a questo spettacolo empio e se ne andò disgustata. O almeno così mi piace immaginare, visto che sono io a raccontare.

Fu in quel momento, mentre abortivo un rutto tremendo con la manica del pastrano verde oliva che usavo abitualmente per pulirmi la bocca, che udii una voce celestiale accanto a me.

“Chos t’ne rett nu’kk ha?”

Appoggiai la schiena al muro e i miei occhi si posarono su vecchio decrepito e schifoso che giaceva sotto il mio tavolo. Le mie ghette lo avevano ferito in più punti, ci poggiavo infatti i piedi sopra, pensando fosse una moquette d’orso. I tacchi avevano aperto ferite notevoli, e all’ennesimo colpo sugli occhi e sul muso l’orrido befano aveva trovato la forza per dire qualcosa. Lo feci alzare e accomodare sulla seggiola accanto alla mia.

“Qual buon vento ti porta in questa osteriola, essere dal tremendo fetore?”

A guardarlo bene era più brutto dell’Alzhaimer.

“Se mi offri da bere ti conto una storia”

“Che tipo di storia?”, chiesi sorpreso al vecchiazzo.

“Oh, una storia che ti piacerà. Una storia che stai cercando da molto tempo”

Il demente abbozzò un sorriso di complicità socchiudendo gli occhi, ma senza denti il volto cambiò in una maschera se possibile ancora più grottesca. Quello squarcio impreciso che portava al posto della bocca era orripilante, fu come se le porte dell’inferno si fossero spalancate. Ma ero anche troppo curioso, e poi non avevo nulla da fare. La lezione di balletto l’avevo già rimandata a martedì.

“Ti va bene un’aranciata?”

“Mi prendi per il…”, rispose furioso.

“Cameriera, una gazzosa per il signore”

Lo presi per il collo e lo trascinai all’angolo.

“Brutto storpio cos’è che mi stai nascondendo? Non mi dire che eri qui per caso”

Nei suoi occhi lessi paura.

“Se vuoi conoscere il segreto, vieni con me…”.

“Va bene”, dissi alla fine.

2 MINUTI DOPO.

“Perché siamo nel bagno?”

“Io dovevo pisciare…. Aaahhh”. Zip.

“Ma hai detto se vuoi conoscere il segreto vieni con me, io sono venuto, mi hai portato al cesso”

“Beh si, dammi un secondo, dovevo pisciare, te l’ho detto. Non la racconto bene se mi scappa”

Mi limitai ad annuire.

“A proposito, io mi chiamo Fitta Allostomaco”

“Piacere, Nathan Gelsomino”

Ci riaccomodammo al tavolo, siccome non mi ricordavo se si era lavato le mani mi tenni a distanza di sicurezza. Sotto la luce di una candela mi accorsi che il rivoltante sacco della spazzatura che mi trovavo davanti era anche guercio.

“Fitta Allostomaco hai detto, eh? Ho già sentito questo nome”

Era vero, mi suonava familiare, sentii come un campanello nella testa. No, era veramente un campanello, quello che da piccolo mi ero infilato su per il naso, un tempo era stato la mia fortuna, quando lavoravo come fenomeno da baraccone, ma ora… le mode sono cambiate, i circhi dei freak chiusi, la gente non ha più voglia di divertirsi con spettacoli semplici, ricchi di sentimento. Che volete, i bambini ormai crescono in fretta, nessuno si diverte più con giochi innocenti, come tirare pietre in faccia al forzuto, bruciare la barba della donna barbuta, fare il tiro al piattello con l’uomo proiettile, suonare la trombetta da stadio all’insaputa del trapezista, o deridere quello grasso, quello smilzo, quello storpio, portarli in giro per il paese durante il carnevale, eleggerli re dei folli e poi chiuderli alla gogna e bersagliarli di uova marce e sputi. Comunque ogni tanto suonava ancora.

Intanto arrivò la cameriera con la gazzosa, senza dire una parola posò una cannuccia accanto alla bottiglia come se fosse la cosa più normale del mondo.

“Aspetta!”, feci al vecchio fermando la sua mano, “usa questa”

Gli porsi di nascosto la mia cannuccia.

“Grazie, ma ho la mia”

NON CI POTESSI CREDERE! (Ve l’avevo detto che la scuola dei sordi non è servita a niente, e pensandoci bene sono ancora senza calzoni. Per fortuna oggi ho messo le mutande).

Allora lui sapeva!

“Già”, fece il guercio, e aprì la giacca per mostrarmi un simbolo, una croce fatta con le cannucce. “Ordine della Cannuccia”, disse indicandolo con un certo orgoglio.

“Tu sai della cospirazione dei pub scozzesi’”, dissi senza trattenermi.

“Parla piano, idiota”

“Infatti, guarda quell’idiota come urla”, dissi guardando un avventore seduto vicino, “che maleducazione, deve essere ubriaco”

“No, dicevo a te”

“Capisco”

“Si, so tutto. Per questo sono qui. No, non è vero, sono qui perché mi volevo sbronzare, ma fa lo stesso. L’importante però è che anche tu sia qui”

“Già, ma perché?”

“Ti ho udito parlare spesso dei Principia di Newton in questa taverna, credo che tu sia l’uomo giusto”

Quella fetenzia umana aveva appena nominano Newton, cosa c’entrava il grande scienziato in questa faccenda? La mia curiosità era alle stelle. Ormai ci ero dentro, e dovevo andare fino in fondo. Lo esortai a parlare, a dirmi di più.

“Vedi, tutto ha a che fare con il Mars fritto, noto piatto scozzese. Fin dai tempi antichi una cospirazione culinaria guida le sorti di questo paese, ancora oggi è in atto e noi tutti siamo le vittime inconsapevoli. Tutto ciò che sai su Newton è stato cambiato, in realtà lo scienziato fece molto di più, ci sono alcune cose nella sua vita che sono tenute nascoste, è proibito parlarne. Per questo è stato creato l’Ordine della Cannuccia, noi siamo i protettori della cucina dei pub. Come ben sai Newton è stato anche un grande alchimista e ghiottone, i suoi interessi ricadevano sulla magia e i testicoli di maiale fritti. Quando le sue passioni per l’occulto e la frittura si unirono ciò che venne scoperto era pronto a rivoluzionare l’intero genere umano. Non fu il primo degli scienziati, neanche l’ultimo dei maghi, ma il primo dei Frittori”

“Mio Dio!”

“Io lo chiamo… l’Untore”

“Ma come fai a sapere tutto questo?”, chiesi d’un fiato. Non riuscivo a credere alle mie orecchie, come avevo imparato alla scuola per sordi.

Fitta Allostomaco mi guardò dritto negli occhi a lungo, come se cercasse un’ulteriore prova della mia affidabilità.

“Perché io ero lì, con lui!”

LA SECONDA EULTIMA PARTE A BREVE (STAVOLTA SUL SERIO).

Tanto non la leggete perchè siete sordi.

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13 pensieri su “Corso di frittura creativa a cura dell’esimio profrittor Nathan Gelsomino. QUARTA LEZIONE: IL MARS FRITTO DI NEWTON – 1

  1. Uno studente ritardatario e ritardato:D. Mi scusi, maestro, ma sto ripassando le lezioni precedenti, ma il mio quoziente intellettivo da ritardato è quello che è. La mia insegnante di sostegno mi sta leggendo tutto (essendo muto, come le ho detto). Tempo una settimana e mi potrete interrogare.

  2. Gelsomino: Uomo dall’ingegno divino!
    Assumerò del Diazepam per placare l’ansia che incalza attendendo la seconda parte.

  3. Ill.mo profittor Frickerton, se vuole condividere questa bontà con me si accomodi. Sono solita farmene un aerosol col narghilè almeno 5 volte al giorno.

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